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Orvieto – Teatro Mancinelli

Contatti

Indirizzo: Corso Cavour 122 – Orvieto (TR)
Telefono: (+39) 0763.340422
Biglietteria: (+39) 0763.340493
E-mail: promozione@teatromancinelli.it

Orari e Biglietti

Da lunedì al sabato – 8.30 – 14.30
Biglietto ingresso: € 2,00


Visite guidate per gruppi (min. 4 persone) su prenotazione
Telefono: (+39) 0763.531496 – 338.9795570
Biglietto: € 5,00
Ridotto: € 2,00 (bambini fino a 12 anni)

La mancanza di reperti archeologici che attestino l’esistenza di un teatro nella Orvieto etrusca, non significa che nella società dell’antica Velzna non vi fosse un luogo riservato alle attività ludiche e di spettacolo. Ma per trovare documenti che attestino l’esistenza di spazi deputati alle rappresentazioni teatrali, si dovrà attendere il medioevo, quando nelle chiese e negli oratori delle confraternite cittadine venivano ospitate le cosiddette Sacre Rappresentazioni. Bisognerà addirittura aspettare il XVI secolo per trovare uno spazio pubblico utilizzato per gli spettacoli: nel 1572 è documentato l’uso della sala superiore del Palazzo del Capitano del Popolo, da parte di un gruppo di attori comici, riuniti nella cosiddetta Accademia degli Scemi (anche nota come Accademia dei Confusi). La tradizione teatrale ad Orvieto segnò poi una svolta importante durante il Carnevale del 1680, quando fu istituita la nuova Accademia del Teatro, denominata “dei Misti”, che ricevette addirittura la protezione della regina Cristina di Svezia. Una protezione molto utile ed ambita, che giunse però del tutto imprevedibile da parte di quella stessa regina che nel 1657 aveva ordinato l’uccisione del suo amante Gian Rinaldo Monaldeschi. La protezione offerta all’Accademia (di cui all’epoca era primo principe un parente stretto di Gian Rinaldo, Paolo Antonio Monaldeschi) fu ovviamente accettata e opportunamente interpretata come atto di pacificazione tra la nobile famiglia orvietana e la casa reale di Svezia. Man mano che l’attività teatrale dell’Accademia dei Misti continuava ad essere ospitata nel Palazzo del Capitano, si faceva sempre più forte la necessità di un teatro in città. Ma fu solo nel 1838 che il sogno cominciò a divenire realtà, quando un gruppo di cittadini orvietani, stanchi dell’ormai vecchia e inadeguata struttura lignea che aveva ospitato gli spettatori per oltre 150 anni nel Palazzo pubblico, decisero di fondare un consorzio allo scopo di finanziare e realizzare il nuovo Teatro di Orvieto.

Dei 560 posti che contiene complessivamente il teatro ben 180 sono quelli ospitati in platea . L’ambiente, arricchito dalle eleganti pitture del plafond e dell’arco armonico e dalle decorazioni a stucco delle pareti, è particolarmente apprezzato anche per la sua perfetta acustica

L’elegante facciata che si erge, non distante dal Duomo e da piazza della Repubblica, richiama agli occhi del passante l’inconfondibile stile neoclassico che caratterizza anche internamente l’edificio ottocentesco e che porta la firma dell’architetto Virginio Vespignani.

Due sono i sipari originali: quello detto “comodino”, dipinto su tela dal perugino Annibale Angelici, che propone una finta architettura quasi a creare l’illusione tridimensionale di un interno a 360 gradi. Con il Comodino calato lo spazio della platea sembra infatti abbracciare gli spettatori senza soluzione di continuità. Vi è poi il sipario principale, il prezioso capolavoro di Cesare Fracassini il cui soggetto richiama un evento storico del 535 d.C. in cui il generale Belisario è rappresentato con il suo esercito bizantino, mentre libera Orvieto dall’assedio dei Goti.

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